Following Her Steps… parte II – Haworth Moors

Prima parte

Avevo più o meno quindici anni quando lessi per la prima volta Cime Tempestose di Emily Brontë in una vecchia edizione di mio padre, spulciando fra i suoi libri da ragazzo. Mi innamorai perdutamente di quel libro: l’amore assoluto ed eterno che lega Heathcliff e Catherine coincideva con quel sentimento che avevo sempre sperato di trovare in un romanzo. Quelle emozioni altrettanto forti di rivalsa, vendetta e persino odio, mi sembravano fra le cose più vere che uno scrittore potesse raccontare. E lo aveva scritto una ragazza di neanche trent’anni che viveva in uno sperduto paesino dell’Inghilterra, Haworth, arroccato fra le colline. La canonica del paese di cui suo padre, il reverendo Patrick Brontë, era il curato, era la sua casa. Ma Emily non era sola: un concentrato di talenti straordinari viveva in quella casa, oltre lei, le sue sorelle, Charlotte ed Anne. Nel 1847 riusciranno a pubblicare tutte insieme, sotto gli pseudonimi di Currer, Ellis e Acton Bell, tre dei libri che diventeranno storia della letteratura inglese: Jane Eyre, Wuthering Heights e Agnes Grey.

Le sorelle Brontë nel dipinto realizzato dal fratello Branwell (1834 ca), esposto eccezionalmente nel 2018 al Parsonage, di solito si trova alla National Portrait Gallery di Londra.


Nonostante abbia il doppio degli anni e tanti libri riguardanti la vita e le opere delle sorelle Brontë alle spalle, questa storia mi esalta ancora oggi come se fosse la prima volta. Così come è identico il rammarico che provo conoscendo nei particolari la vita tragica di questa disgraziata famiglia e sapendo che Emily Brontë non ha mai saputo di aver fatto la storia. Morta appena un anno dopo la pubblicazione del libro, è stato solo merito di Charlotte che, finché ha avuto vita, non si è mai arresa, se oggi sappiamo chi erano quelle tre sorelle dello Yorkshire che all’epoca furono costrette a pubblicare sotto pseudonimo. E mi piace credere che ci sia di mezzo anche qualcos’altro, chiamatelo destino o come vi pare, ma penso che nonostante le ingiustizie e le tragedie subite, la vita abbia loro reso giustizia, alla fine.

Viene naturale pensare anche a Sylvia, che come Emily non saprà mai di aver fatto la storia, di essere diventata importante per la vita di tanti e tante, di aver lasciato il segno indelebile che tanto bramava. Morta neanche un mese dopo la pubblicazione del suo unico romanzo, The Bell Jar, alla stessa età di Emily, trent’anni, Sylvia si appassiona alle Brontë sin da ragazzina: uno dei suoi libri preferiti è Jane Eyre e pochi anni dopo si innamora di Wuthering Heights, rileggendolo più volte. Nel 1956 sposa Ted Hughes, un poeta che proviene proprio dalla stessa terra delle Brontë, il West Yorkshire, e andando a conoscere la sua famiglia nella loro tenuta chiamata The Beacon, nei pressi di Heptonstall nella Calder Valley, visita per la prima volta quei luoghi. Ne rimane terribilmente affascinata e qualunque cosa la entusiasma e la emoziona, come scrive a sua madre in una delle prime lettere da casa degli Hughes:

“After the first week of adjustment, I am as happy here as I have ever been in my life: Ted and I take a long walk each day up over the moors (It’s generally rainy, or at least overcast) and never have I loved country so! All you can see is dark hills of heather stretching toward the horizon, as if you were striding on top of the world; last night at sunset the horizontal light turned us both luminous pink as we hiked in waterproof boots in the wuthering free wind, starting up rabbits that flicked away with a white flag of tail, staring back at the black-faced, gray funed moor sheep that graze, apparently wild, and with their curling horns looking like primeval yellow-eyed druid monsters. I never thought I could like any country as well as the ocean, but these moors are really even better, with the great luminous emerald lights changing always, and the animals and wildness. Read “Wuthering Heights” again here, and really felt it this time more than ever.” (September 11, 1956)

“Dopo la prima settimana di adattamento, sono felice qui come non sono mai stata in vita mia: Ted e io facciamo una lunga passeggiata ogni giorno nelle brughiere (solitamente piove, o quantomeno è nuvoloso) e non ho mai amato la campagna così tanto! Tutto quel che si vede sono le scure colline di erica che si estendono verso l’orizzonte, come se stessi camminando in cima al mondo; ieri sera al tramonto la luce dell’orizzonte ci ha resi entrambi di un rosa brillante mentre camminavamo con gli stivali impermeabili nel vento selvaggio e tempestoso, mettendo in moto i conigli che guizzavano via con la coda come una bandiera bianca, guardando verso le pecore delle brughiere dalla faccia nera e il manto grigiastro che pascolano, apparentemente selvagge, e con le corna arricciate che sembrano druidi mostri primordiali dagli occhi gialli. Non avrei mai pensato che un altro posto potesse piacermi quanto l’oceano, ma queste brughiere sono ancora meglio, con le grandi luci smeraldo brillanti che cambiano sempre, e gli animali e la natura selvaggia. Ho letto di nuovo “Cime Tempestose ” qui, l’ho sentito davvero, questa volta più che mai.” (11 settembre 1956)

Wuthering Heights è il nome di fantasia che Emily Bronte dà alla famosa casa al centro del romanzo e si pensa che abbia preso ispirazione da Top Withens, o Top Withins come viene anche chiamata, un casolare in cima alle colline delle brughiere di Haworth, oggi ne restano solo delle rovine. È una fantastica “passeggiata” di più di 6 miglia fino a Top Withens, della durata di almeno 3 ore e mezza partendo da Haworth, e il percorso consigliato si snoda solo nel punto in cui vedere le Brontë Waterfalls, delle cascate che, come quasi tutto in quei luoghi, prendono il nome dalle famose sorelle.

Durante il percorso si vedono delle meraviglie straordinarie: io, come Sylvia, non saprei veramente come descriverlo. Paesaggi mozzafiato, campi di erica profumata che in agosto era nel pieno della fioritura, colori brillanti, dal rosso al giallo, dal verde al viola, che si alternano fra le colline, gradini scavati nella roccia, piccoli torrenti d’acqua fredda, il Brontë Bridge, un ponte che dà inizio a un sentiero più inerpicato andando verso Top Withens, felci e campanule che spuntano fra le rocce, pascoli di pecore dalla faccia nera e un silenzio sovrumano in cui si sente solo la voce del vento. Se esiste il paradiso, spero che sia come le brughiere dello Yorkshire.

“Ted’s marvelous millionaire Uncle Walt (…) took us over to Wuthering Heights Friday in his car. He’s a powerful heavy man with a terrific sense of dramatic humour, and we got along fine. We had picnic in a field of purple heather, and the sun, by a miracle, was out among white luminous clouds in a blue sky; there is no way to Wuthering Heights but for several miles by foot over the moors: how can I tell you how wonderful it is: imagine yourself on the top of the world, with all the purplish hills curving away, and gray sheep grazing, with horns curling and black demonic faces and yellow eyes, like ancient druids; black walls of stone, clear streams from which we drank; and at last, a lonely, deserted, black stone house, broken down, clinging to the windy edge of a hill. I begin a sketch of sagging roof and stone walls; will hike back the first nice day to finish. (Letter to her mother, September 2, 1956)

Venerdì il meraviglioso e milionario zio di Ted, Zio Walt, ci ha portati con la sua macchina a Wuthering Heights. È un uomo forte e possente con un formidabile senso dell’umorismo melodrammatico, e ci siamo trovati bene. Abbiamo pranzato in mezzo ad un prato di erica viola, e il sole, un miracolo, splendeva in mezzo a bianche nuvole illuminate in un cielo azzurro; non c’è altra strada per Wuthering Heights che una camminata a piedi per diverse miglia fra le brughiere: non so come dirti quanto sia meraviglioso: immagina di essere in cima al mondo, con tutte le colline violacee che formano delle curve e spariscono, e pascoli di pecore grigiastre, con corna arricciate e nere facce spiritate con occhi gialli, come dei druidi antichi; muri di pietra scura, ruscelli limpidi da dove abbiamo bevuto; e, infine, una casa di pietra nera, solitaria e abbandonata, fatiscente, avvinghiata al ciglio ventoso di una collina. Ho iniziato un disegno del tetto cadente e dei muri di pietra; tornerò per finirlo alla prima bella giornata. (Lettera alla madre, 2 settembre 1956)
Io in cima al mondo!
Sylvia Plath nello Yorkshire con la sua macchina da scrivere portatile, 1956.

Di questo stesso episodio ne parla anche la biografia romanzata di Connie Palmen, “Tu L’Hai Detto“, edita da Iperborea, ed è uno dei pochissimi brani che ho apprezzato di questo libro.

“Aveva terminato Cime Tempestose e subito lo aveva ricominciato da capo, totalmente conquistata dall’amore devastante fra Cathy e Heathcliff. Diceva che eravamo noi, Cathy e Heathcliff, che i due erano una persona sola. «Io sono Heathcliff», declamava citando con occhi scintillanti la sua eroina romantica. E io concordavo sorridendo e rispondevo: «Sì, tu sei Heathcliff, io sono Heathcliff.» Con scarpe robuste e il romanzo come atlante letterario nella borsa rossa, aspettava impaziente già da un’ora mio zio Walter che, colpito dal mio tesoro straniero, si era offerto di farle da guida sulle cime tempestose. Io li seguii, pronto a sostenerla se fosse scivolata sulle pietre umide di muschio. Ascoltava i racconti coloriti di mio zio che si comportava come se avesse conosciuto le sorelle Brontë di persona e fosse stato a casa loro tutti i giorni, (…) Lei si voltava di continuo verso di me, raggiante, con un gran sorriso, le guance arrossate dal vento della brughiera, le braccia spalancate per contenere l’inafferrabile panorama, la mia Cathy, la mia Emily. (…) Di nascosto da mio zio, aggrappandosi timorosamente a me, ebbe uno sfogo di pianto dietro un acero. Pensai che fosse la stanchezza della passeggiata durata ore, l’arrampicata sulle ripide alture, l’effetto travolgente di un romanzo divenuto realtà, ma no, singhiozzò, non era affatto quello, era la caducità, quanto restava di una vita, della vita di Emily, una mezza orfana morta a trent’anni, dopo aver scritto un unico romanzo, pubblicato un anno prima della sua scomparsa, sotto pseudonimo per di più, era il fatto che come scrittrice non aveva mai saputo quanto sarebbe diventata famosa, una fama mondiale postuma, che oggi spingeva una lettrice del Massachusetts fino alle cime tempestose in cerca di lei, Emily Brontë, e il mostro della gelosia, se ne vergognava, l’aveva appena morsa al polpaccio.”
“Tu L’hai Detto”, Connie Palmen, Iperborea.

Apro una parentesi: ci tengo a precisare ancora una volta, visto l’entusiasmo che suscita in chi Sylvia Plath la conosce ben poco, che questo libro dev’essere letto come un romanzo e non una biografia: Ted Hughes non si è mai pronunciato in prima persona sulle loro vicende personali, a parte nelle famose Lettere di Compleanno (The Birthday Letters), e questo libro è frutto di invenzione ispirato ad una storia vera. Pertanto, molte vicende non sono narrate da un punto di vista oggettivo, ci sono errori biografici, e le figure di Sylvia e Ted sono alterate dal punto di vista dell’autrice, che fa della prima una moglie pazza ed isterica, arrivista, bramosa di successo e ossessionata dalla morte, del secondo un povero martire smidollato che subisce il suo cattivo carattere e la sua morbosa ed ingiustificata gelosia. Direi che la storia ci racconta molto più di questo e potete leggere tante altre biografie di gran lunga più veritiere e accurate.

We spent one athletic day hiking ten miles over the moors and swamps from Wuthering Heights, where I did [a] sketch in the freezing wind. Saw museum of Brontës, things in the old Parsonage – incredible miniature children’s books of a magic kingdom they made up, in tiny print with exquisite, luminous watercolors, what creative children! Charlotte did the loveliest little watercolors. Will write article about it this week.” (Letter to her mother, September 28, 1956)

“Abbiamo passato una giornata sportiva camminando per dieci miglia tra le brughiere e gli acquitrini da Wuthering Heights, dove ho fatto uno schizzo nel vento gelido. Abbiamo visto il museo delle Brontë, varie cose nella vecchia canonica: incredibili libriccini in miniatura dei bambini di un regno magico che hanno creato loro, con caratteri minuscoli e disegni ad acquerello brillanti e deliziosi, che bambini creativi! Charlotte ha fatto i disegnini più belli! Ci scriverò un articolo questa settimana.” (Lettera a sua madre, 28 settembre 1956)

Qualche giorno dopo tornarono a Top Withens e Sylvia finì il suo disegno, riportato qui sopra, che oggi appartiene ad un collezionista privato. E quell’articolo che cita nella lettera alla madre lo ha scritto ed è stato pubblicato da Christian Science Monitor il 6 giugno del 1959 con il titolo “A Walk To Withens“.
È affascinante notare quanto sia cambiato l’aspetto del rudere dal 1956 ad oggi. Il tetto che già allora stava sprofondando, non c’è più, insieme ad una delle pareti esterne, e i due alberi lì accanto sono diventati molto più alti.

Descrizione di Top Withens presente al Parsonage.

Le sorelle Bronte e i loro luoghi hanno avuto una grande influenza anche sull’opera poetica di Sylvia, che ha scritto due poesie bellissime dedicate a Top Withens: “Two Views of Withens” e “Wuthering Heights“, che trovate di seguito.

Wuthering HeightsCime Tempestose
The horizons ring me like faggots,
Tilted and disparate, and always unstable.
Touched by a match, they might warm me,
And their fine lines singe
The air to orange
Before the distances they pin evaporate,
Weighting the pale sky with a soldier color.
But they only dissolve and dissolve
Like a series of promises, as I step forward.

There is no life higher than the grasstops
Or the hearts of sheep, and the wind
Pours by like destiny, bending
Everything in one direction.
I can feel it trying
To funnel my heat away.
If I pay the roots of the heather
Too close attention, they will invite me
To whiten my bones among them.

The sheep know where they are,
Browsing in their dirty wool-clouds,
Grey as the weather.
The black slots of their pupils take me in.
It is like being mailed into space,
A thin, silly message.
They stand about in grandmotherly disguise,
All wig curls and yellow teeth
And hard, marbly baas.

I come to wheel ruts, and water
Limpid as the solitudes
That flee through my fingers.
Hollow doorsteps go from grass to grass;
Lintel and sill have unhinged themselves.
Of people the air only
Remembers a few odd syllables.
It rehearses them moaningly:
Black stone, black stone.

The sky leans on me, me, the one upright
Among the horizontals.
The grass is beating its head distractedly.
It is too delicate
For a life in such company;
Darkness terrifies it.
Now, in valleys narrow
And black as purses, the house lights
Gleam like small change.
Gli orizzonti mi circondano come fascine,
Inclinati e disparati, e sempre instabili,
Toccati da un fiammifero, potrebbero scaldarmi,
E le loro linee sottili strinare
L’aria di arancione
Prima che le distanze da loro trattenute evaporino,
Appesantendo il pallido cielo di un colore più solido.
Invece, si dissolvono e dissolvono
Come una serie di promesse, mentre avanzo.

Non c’è vita più alta della cima dell’erba
O del cuore delle pecore, e il vento
Si riversa come destino, piegando
Ogni cosa in una sola direzione.
Lo sento che prova
A svuotarmi dal calore.
Se presto troppa attenzione
Alle radici dell’erica, esse mi inviteranno
A imbiancare le mie ossa in mezzo a loro.

Le pecore sanno dove sono,
Curiosando nelle loro sporche nuvole di lana,
Grigie come il tempo.
Le nere fessure delle loro pupille mi accolgono.
È come esser spediti nello spazio,
Un sottile, sciocco messaggio.
Stanno lì camuffate da nonne,
Tutti i riccioli posticci e i denti gialli
E duri belati di marmo.

Arrivo a solchi di ruote, ed acqua
Limpida come solitudini
Che fuggono tra le mie dita.
Scalini incavati della soglia vanno di erba in erba;
L’architrave e il davanzale si sono scardinati.
Delle persone l’aria ricorda
Solo qualche strana sillaba.
Ripete gemendo:
Pietra nera, pietra nera.

Il cielo si poggia su di me, l’unica verticale
Fra tutti gli orizzontali.
L’erba sbatte il suo capo distrattamente.
È troppo delicata
Per una vita in tale compagnia;
L’oscurità la terrorizza.
Adesso, nelle valli strette
E nere come borsette, le luci delle case
Splendono come monetine.

È proprio da questa poesia che ho conosciuto Sylvia per la prima volta. Durante un anniversario della nascita di Emily Brontë come oggi (30/07/1818-19/12/1848), diversi anni fa, mi sono imbattuta per la prima volta in questa sua poesia e ne sono rimasta colpita. È un po’ come se Emily Brontë avesse fatto da tramite: Sylvia aveva seguito le tracce di Emily per le brughiere ed io ho incontrato Sylvia sulle stesse tracce.

Sognavo di fare questo viaggio nello Yorkshire dalla prima volta che ho letto Cime Tempestose, vedere con i miei occhi i paesaggi che Emily amava così tanto, toccare la stessa erica che sua sorella Charlotte cercò in tutti i modi di portarle quell’inverno del 1848 quando morì, sentire quel vento assordante e tempestoso della brughiera soffiarmi nelle orecchie, e finalmente due anni fa ho potuto realizzarlo. Il 2018 segnava anche il bicentenario dalla nascita di Emily Brontë ed essere parte di un evento così unico, ha reso il viaggio ancora più speciale. Vi parlerò in un altro post del Parsonage.
Credo che non esista posto simile da nessun’altra parte nel mondo. Emily era legata a questi luoghi visceralmente a tal punto da sentirne una terribile mancanza le poche volte che vi è stata lontana e capisco pienamente il perché. Sylvia ha conosciuto questi luoghi per la prima volta nel periodo forse più felice della sua vita, sentendosi a casa. Ed io ero a casa con loro. Ho camminato per tutto il percorso a fianco di Emily e Sylvia, sentendo la loro straordinaria presenza aleggiarmi accanto ad ogni passo, sussurrarmi nel vento la strada per raggiungerle in cima. Ho ripercorso le stesse strade che duecento e sessant’anni prima di me percorrevano anche loro, ho toccato le stesse rocce, annusato la stessa erica, visto gli stessi colori e sentito la stessa brezza estiva e mutevole. Guardare il paesaggio circostante da quella brughiera è davvero come stare in cima al mondo ed è un’emozione inspiegabile. Ho seguito i loro passi e mi sono sentita parte della Storia.

~ Donatella

Tutti i contenuti e le foto presenti su questo post sono sotto stretto copyright di Donatella Marcatajo © Sylvia Plath Italy, è vietato prenderle senza permesso dell’autrice o alterarle.
Bibliografia: The Letters of Sylvia Plath, Volume I, Harper Books; Tu L’hai Detto di Connie Palmen, Iperborea; Collected Poems of SP, Faber&Faber.

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