Ariel – The Restored Edition

Sylvia Plath ed i suoi figli, Frieda e Nicholas, nel dicembre del 1962, a Court Green, in Devon.

In una lettera alla madre, il 14 dicembre 1962, SP le annunciava di essersi appena trasferita coi bambini nella casa di Yeats e di non esser mai stata così felice ed attiva: “Dear mother, well, here I am! Safely in Yeats’house! (…) And I can truly say I have never been so happy in my life. (…) I feel Yeats’ spirit blessing me.” [Cara mamma, bè, eccomi qui! Sana e salva nella casa di Yeats! (…) E posso dire sinceramente di non essere mai stata così felice in vita mia. (…) Sento di essere benedetta dallo spirito di Yeats.]
Aveva sempre sentito un profondo legame con il poeta W. B. Yeats, sin da giovane, quel sentimento l’aveva spinta ad affittare proprio quell’appartamento in Fitzroy Road a Londra, percepiva tutto questo come un segno benevolo per la sua nuova vita. Sentiva di avere finalmente la libertà di fare mille cose, scrivere poesie e prosa, dipingere, ridipingere e ammobiliare il suo nuovo appartamento: “Now I’ve got rid of Ted, to whom I’ve dedicated such time and energy and for such reward, I feel my life and career can really begin.” [Adesso che mi sono sbarazzata di Ted, a cui ho dedicato così tanto tempo ed energia e con che ricompensa poi, sento che la mia vita e la mia carriera possano realmente iniziare.]
Si sentiva piena di energie, stava scrivendo un broadcast con alcune sue nuove poesie per la BBC, che purtroppo non ha mai avuto luogo; il suo poema “Three Women” stava per essere tradotto da una radio norvegese; stava scrivendo un secondo romanzo, di cui purtroppo non abbiamo tracce, che prevedeva di terminare entro l’inverno e che intendeva dedicare ad Olive Higgins Prouty, la sua mentore sin dal periodo scolastico con cui rimase in contatto per tutta la vita; aveva mandato ad Al Alvarez, grande critico inglese, scomparso proprio da pochissimo, che ha sempre amato e supportato moltissimo la sua opera, il suo secondo libro di poesie appena terminato: “A. Alvarez, the best poetry critic here thinks my second book, which I’ve just finished, should win the Pulitzer Prize. Of course, it won’t, but it’s encouraging to have somebody so brilliant think so.” [Al Alvarez, il miglior critico di poesia qui pensa che il mio secondo libro, che ho appena finito, debba vincere il Premio Pulitzer. Ovviamente, non avverrà, ma è incoraggiante avere qualcuno di così brillante che lo pensi.]
Chiude la lettera confermando tutti i suoi meravigliosi propositi: “Have told to Mrs. P. (Prouty) I would like to dedicate my 2nd novel to her. She wanted to be sure I was dedicating something to you, so I said I was dedicating my 3rd book of poems to you – – – I’m dedicating the 2nd one I’ve just finished to Frieda & Nick, as many poems in it are to them, and I’m sure you approve!” [Ho detto a Olive Higgins Prouty che vorrei dedicarle il mio secondo romanzo. Voleva essere certa che io stessi dedicando qualcosa a te, così le ho detto che ti dedicavo il mio terzo libro di poesie – – – Sto dedicando il secondo che ho appena terminato a Frieda e Nick, visto che molte delle poesie sono per loro, e sono certa che tu approverai!]
Il suo terzo libro di poesie lo aveva appena iniziato e fino a quel momento doveva contenere Winter Trees, Brasilia, Childless Woman, Sheep In Fog, Years, The Fearful e Mary’s Song, molte delle quali vennero poi incluse da Hughes, insieme ad altre, nell’edizione rimaneggiata di Ariel, ma che lei aveva, appunto, pensato per un libro successivo.

Dicembre 1962, Court Green, Devon.

Come ormai tutti sappiamo, l’ultima raccolta di poesie di Sylvia Plath, intitolata Ariel, è uscita per la prima volta nel 1965 in Regno Unito e nel 1966 negli Stati Uniti, postuma. È noto anche che la raccolta del 1965 sia stata rimaneggiata da Ted Hughes, che, sia nell’edizione inglese che in quella americana, ha tolto molte delle poesie che avevano riferimenti a lui o ad altri e ne ha sostituite altre per una sua opinione personale. Di fatto, la raccolta che Sylvia aveva lasciato su quella scrivania era parecchio diversa da quella acclamata nel ’65.

Abbiamo dovuto attendere tanti, tantissimi anni, prima di avere finalmente fra le mani la copia di Ariel così come Sylvia Plath l’aveva pensata alla fine dei suoi giorni. Nel 2004, la figlia Frieda Hughes ha dato alle stampe la Restored Edition, che reintroduceva l’intera selezione di poesie originali. Oltre a rimettere finalmente le cose al loro posto, ciò che rende ulteriormente interessante questa raccolta sono i facsimile del manoscritto e delle bozze, con i fogli originali battuti a macchina e scritti o corretti a mano con la scrittura di Sylvia. Riporta anche l’elenco completo delle poesie che lei intendeva inserire in questa raccolta, con le eventuali correzioni, aggiunte ed eliminazioni, comprese le scritte a lato che annotavano quelle che erano già state pubblicate in riviste, come The New Yorker o Harper’s. Nelle bozze scritte a mano si ha la sensazione di entrare nella sua testa, di percepire il miracolo del suo processo creativo, è qualcosa di veramente unico.


Alla fine del libro c’è anche un’appendice che riporta il broadcast che stava scrivendo per la BBC, che ho citato sopra nella lettera alla madre. Nel testo troviamo le sue descrizioni delle poesie che intendeva leggere e la seguente presentazione: “These new poems of mine have one thing in common. There were all written at about four in the morning – that still, blue, almost eternal hour before cockcrow, before the baby’s cry, before the glassy music of the milkman, settling his bottles. If they have anything else in common, perhaps it is that they are written for the ear, not the eye: they are poems written out loud.” [Queste mie nuove poesie hanno una sola cosa in comune. Sono state tutte scritte alle quattro del mattino – quell’ora calma, blu, quasi eterna, prima del canto del gallo, prima del pianto dei bambini, prima della vitrea musica del lattaio, che distribuisce le sue bottiglie. Se hanno qualcos’altro in comune, forse è il fatto che siano state scritte per l’orecchio e non per l’occhio: sono poesie scritte ad alta voce.]

La mia copia. Ariel: The Restored Edition, Harper Collins.


Nell’estratto dell’introduzione di questa nuova versione restaurata, potete approfondire un po’ le differenze con le versioni precedenti e leggere il sempre obiettivo ed imparziale punto di vista di Frieda Hughes, cosa che io personalmente trovo impagabile.

AN EXCERPT FROM THE FOREWORD BY FRIEDA HUGHES:UN ESTRATTO DALLA PREFAZIONE DI FRIEDA HUGHES:
«This edition of Ariel by my mother, Sylvia Plath, exactly follows the arrangement of her last manuscript as she left it. As her daughter I can only approach it, and its divergence from the first United Kingdom publication of Ariel in 1965 and subsequent United States publication in 1966, both edited by my father, Ted Hughes, from the purely personal perspective of its history within my family.
When she committed suicide on February 11, 1963, my mother left a black spring binder on her desk, containing a manuscript of forty poems. (…)
The first cleanly typed page of the manuscript gives the title of the collection as “Ariel and other poems”. On the two sheets that follow, alternative titles had been tried out, each title scored out in turn and a replacement handwritten above it. On one sheet the title was altered from The Rival to A Birthday Present to Daddy. On the other, the title changed from The Rival to The Rabbit Catcher to A Birthday Present to Daddy. These new title poems are in chronological order (July 1961, May 1962, September 1962, and October 1962) and give an idea of earlier possible dates of her rearrangement of the working manuscript.
When Ariel was first published, edited by my father, it was a somewhat different collection from the manuscript my mother left behind. My father had roughly followed the order of my mother’s contents list, taking twelve poems out of the US publication, and thirteen out of the UK publication. He replaced these with ten selected for the UK edition, and twelve selected for the US edition. These he chose from the nineteen very late poems written after mid-November 1962, and three earlier poems. (…)My father left out some of the more lacerating poems. “Lesbos,” for instance, though published in the US version of Ariel, was taken out of the British edition, as the couple so wickedly depicted in it lived in Cornwall and would have been much offended by its publication. “Stopped Dead,” referring to my father’s uncle Walter, was dropped. Some he might otherwise have taken out had been published in periodicals and were already well known. Other omissions—“Magi” and “Barren Woman,” for instance, both from the transitional poems—he simply considered weaker than their replacements. One of the five bee poems, “The Swarm,” was originally included in my mother’s contents list, but with brackets around it, and the poem itself was not included in her manuscript of forty poems. My father reinstated it in the US edition.
The poems of the original manuscript my father left out were: “The Rabbit Catcher,” “Thalidomide,” “Barren Woman,” “A Secret,” “The Jailor,” “The Detective,” “Magi,” “The Other,” “Stopped Dead,” “The Courage of Shutting-Up,” “Purdah”, “Amnesiac.” (Though included in the 1966 US version, “Lesbos” was kept out of the 1965 UK edition.)
The poems he put into the edited manuscript for publication were: “The Swarm” and “Mary’s Song” (only in the US. edition), “Sheep in Fog,” “The Hanging Man,” “Little Fugue,” “Years,” “The Munich Mannequins”, “Totem”, “Paralytic”, “Balloons”, “Poppies In July”, “Kindness”, “Contusion”, “Edge”, and “Words”. (…) It appeared to me that my father’s editing of Ariel was seen to “interfere” with the sanctity of my mother’s suicide, as if, like some deity, everything associated with her must be enshrined and preserved as miraculous. For me, as her daughter, everything associated with her was miraculous, but that was because my father made it appear so, even playing me a record of my mother reading her poetry so I could hear her voice again. It was many years before I discovered my mother had a ferocious temper and a jealous streak, in contrast to my father’s more temperate and optimistic nature, and that she had on two occasions destroyed my father’s work, once by ripping it up and once by burning it. I’d been aghast that my perfect image of her, attached to my last memories, was so unbalanced. But my mother, inasmuch as she was an exceptional poet, was also a human being and I found comfort in restoring the balance; it made sense of her for me. The outbursts were the exception, not the rule. Life at home was generally quiet, and my parents’ relationship was hardworking and companionable. However, as her daughter, I needed to know the truth of my mother’s nature—as I did my father’s —since it was to help me understand my own.
(…) When she died leaving Ariel as her last book, she was caught in the act of revenge, in a voice that had been honed and practiced for years, latterly with the help of my father. Though he became a victim of it, ultimately he did not shy away from its mastery.
This new, restored edition is my mother in that moment. It is the basis for the published Ariel, edited by my father. Each version has its own significance though the two histories are one.
~ Frieda Hughes

«Quest’edizione di Ariel di mia madre, Sylvia Plath, segue esattamente la disposizione del suo ultimo manoscritto così come l’aveva lasciato. Essendo sua figlia posso solo approcciarmi ad esso e alla sua divergenza dalla prima pubblicazione nel Regno Unito nel 1965 e dalla successiva pubblicazione negli Stati Uniti nel 1966, entrambe curate da mio padre, Ted Hughes, dal punto di vista puramente personale della sua storia all’interno della mia famiglia.
Quando si suicidò l’11 febbraio 1963, mia madre lasciò sulla sua scrivania un raccoglitore con le molle nero, contenente un manoscritto di quaranta poesie. (…)
La prima pagina del manoscritto senza cancellature dà come titolo alla raccolta “Ariel e altre poesie”. Sui due fogli seguenti, sono stati provati titoli alternativi, ogni titolo è stato tagliato a sua volta e sostituito scrivendo a mano sopra di esso. Su un foglio il titolo è stato modificato da The Rival in A Birthday Present in Daddy. In un altro, il titolo è stato cambiato da The Rival in The Rabbit Catcher poi in A Birthday Present infine in Daddy. Queste nuove poesie dei titoli di prova sono in ordine cronologico (luglio 1961, maggio 1962, settembre 1962 e ottobre 1962) e danno un’idea delle precedenti possibili date della sua riorganizzazione del manoscritto corretto.Quando Ariel fu pubblicato per la prima volta, a cura di mio padre, era una raccolta in qualche modo diversa dal manoscritto che mia madre si era lasciata alle spalle. Mio padre aveva seguito all’incirca l’ordine dell’elenco dei contenuti di mia madre, togliendo dodici poesie dalla pubblicazione americana e tredici dalla pubblicazione britannica. Ha sostituito queste con dieci poesie selezionate da lui per l’edizione britannica e dodici per quella statunitense. Le ha scelte tra diciannove sue poesie successive scritte dopo la metà del novembre 1962 e tre poesie precedenti. (…)
Mio padre ha lasciato fuori alcune delle poesie più laceranti. “Lesbo”, ad esempio, sebbene pubblicato nella versione americana di Ariel, è stata rimossa dall’edizione britannica, poiché la coppia così malvagiamente rappresentata viveva in Cornovaglia e sarebbe stata molto offesa dalla sua pubblicazione. “Stopped Dead”, riferendosi allo zio di mio padre Walter, è stata estromessa. Alcune che avrebbe altrimenti eliminato erano già state pubblicate su periodici ed erano quindi ben note. Altre omissioni – “Magi” e “Barren Woman”, per esempio, entrambe provenienti dalle poesie di transizione – le considerava semplicemente più deboli di quelle con cui le ha sostituite. Una delle cinque poesie sulle api, “The Swarm”, era originariamente inclusa nell’elenco dei contenuti di mia madre, ma con le parentesi attorno, e non era inclusa nel suo manoscritto finale di quaranta poesie. Mio padre l’ha ripristinata nell’edizione americana.
Le poesie del manoscritto originale che mio padre aveva lasciato fuori erano: “The Rabbit Catcher”, “Thalidomide”, “Barren Woman”, “A Secret”, “The Jailor”, “The Detective”, “Magi”, “The Other”, “Stopped Dead”, “The Courage of Shutting-Up”, “Purdah” e “Amnesiac”. (Sebbene inclusa nella versione americana del 1966, “Lesbo” è stata tenuta fuori dall’edizione britannica 1965.)
Le poesie che invece inserì nel manoscritto edito erano: “The Swarm” e “Mary’s Song” (solo nell’edizione americana), “Sheep in Fog”, “The Hanging Man”, “Little Fugue”, “Years”, “The Munich Mannequins”,”Totem”,” Paralytic”, “Balloons”, “Poppies In July “,”Kindness”,”Contusion”,”Edge” e “Words”. (…) Mi è sembrato che il riadattamento di Ariel di mio padre fosse visto come un’ “interferenza” con la santità del suicidio di mia madre, come se, quasi una divinità, tutto ciò che le era associato dovesse essere consacrato e preservato come miracoloso. Per me, come sua figlia, tutto ciò che le era associato era miracoloso, ma lo è stato perché mio padre lo faceva apparire così, facendomi ascoltare anche una registrazione di mia madre che leggeva le sue poesie in modo che potessi sentire di nuovo la sua voce. Passarono molti anni prima che capissi che mia madre avesse anche un carattere feroce e geloso, in contrasto con la natura più mite e ottimista di mio padre, e che in due occasioni aveva distrutto il lavoro di mio padre, una volta strappandolo e un’altra bruciandolo. Ero sbalordita dal fatto che la mia immagine perfetta di lei, legata ai miei ultimi ricordi, fosse così squilibrata. Ma mia madre, per quanto fosse una poetessa eccezionale, era anche un essere umano e ho trovato conforto nel ristabilire l’equilibrio; era comprensibile. Gli eccessi erano l’eccezione, non la regola. La vita a casa era generalmente tranquilla e la relazione dei miei genitori era laboriosa e socievole. Tuttavia, come figlia, avevo bisogno di conoscere la verità sulla natura di mia madre – così come con quella di mio padre – dato che mi ha aiutato a capire la mia.
(…) Quando morì lasciando Ariel come ultimo libro, fu colta in un atto di vendetta, con una voce che era stata affinata e praticata per anni, in ultimo con l’aiuto di mio padre. Sebbene ne sia diventato vittima, alla fine non si è tirato indietro davanti alla sua abilità.
Questa nuova edizione restaurata rappresenta mia madre in quel momento. È la base per Ariel che è stato pubblicato, curato da mio padre. Ogni versione ha il suo significato anche se le due storie sono una sola.
~Frieda Hughes
Traduzione di Donatella Marcatajo
Ariel – The Restored Edition: A Facsimile of Plath’s manuscript, Reinstating her original selection and arrangement.

La raccolta completa di Ariel in italiano non esiste, né la versione rimaneggiata di Hughes né quella ripristinata.
Nel corso degli anni sono state pubblicate diverse “selezioni” con un tot di poesie, ma mai un’edizione completa. L’unica possibilità di leggerle in italiano si trova nelle raccolte con tutte le poesie di Sylvia Plath, ad esempio nei Meridiani Mondadori o nella nuova riedizione di Tutte Le Poesie della Mondadori, in entrambi i casi tradotte da Anna Ravano, che potete trovare in vendita un po’ ovunque nei diversi siti online (Mondadori, Feltrinelli, Ibs, Amazon, ecc.) e talvolta anche qualche copia usata su ebay o Libraccio.

~ Donatella

Fonti dell’articolo:
The Letters of Sylvia Plath, Volume II: 1956-1963;
Sylvia Plath Info
Ariel: The Restored Edition – Harper Collins
Ariel: The Restored Edition – Faber & Faber

Tutte le traduzioni su questo blog sono a cura di Donatella Marcatajo, founder di Sylvia Plath Italy, che non ne consente la diffusione senza citare SPI né la commercializzazione.

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