Mary Ventura & The Ninth Kingdom – racconto inedito di Sylvia Plath

Era l’autunno del 2018 quando venne annunciata una notizia straordinaria che riguardava la pubblicazione di un racconto breve inedito di Sylvia Plath. “Mary Ventura & The Ninth Kingdom(Mary Ventura & Il Nono Regno), questo il titolo. A gennaio del 2019 venne poi dato alle stampe dalla Faber & Faber in ebook e cartaceo con copertina flessibile e a marzo dalla Harper Collins in copertina rigida. Da allora è stato tradotto in più lingue, fra cui Francese, Spagnolo, Tedesco, Catalano, Portoghese, eterno mancante il nostro caro Italiano. Purtroppo per noi non ci sono notizie di un’eventuale traduzione nemmeno in futuro, ci tocca quindi leggerla in inglese (o in un’altra delle suddette lingue, se preferite) tutte reperibili online.

Mary Ventura & The Ninth Kingdom venne scritto da Sylvia quando aveva appena 20 anni ed era una studentessa allo Smith College.
Secondo il famoso studioso della Plath Peter K. Steinberg si tratta di qualcosa di completamente diverso da qualsiasi altra cosa abbia mai scritto prima o dopo. “È un lavoro importante e diverso da quello che i lettori di Plath sono abituati a vedere“, ha detto Steinberg.
In tutto il racconto c’è un’atmosfera talmente surreale, onirica ed oscura, che non è affatto sconosciuta agli amanti della Plath, le poesie di Ariel e anche La Campana di Vetro ne sono intrise, ma per quel che riguarda i racconti è un po’ un’altra storia. Si può collegare vagamente al famoso racconto “Jhonny Panic And The Bible Of Dreams“, ma difficilmente ritroviamo quest’aspetto in altri suoi racconti, dato che la maggior parte di essi venivano scritti (e ri-scritti) ricercando una pubblicazione sulle riviste dell’epoca e quindi improntati spesso verso un gusto più “commerciabile”. Infatti, questo racconto venne scartato dalla rivista Mademoiselle a cui Sylvia lo aveva inviato nel ’53 proprio perché troppo metaforico e oscuro per il loro pubblico. Ma lei, che quando credeva in un materiale da lei scritto era disposta a tutto pur di ottenere dei riscontri, riscrisse la storia, cambiando il titolo in “Marcia Ventura & The Ninth Kindgom“, alleggerendone l’aura cupa, concretizzandola in una storia simbolica ma ispirata alla realtà e alla figura della sua amica Marcia “Marty” Brown. La prof. Kukil scrive a proposito: “Plath pensò di riciclare la sua storia di Mary Ventura ancora una volta il 27 dicembre 1954 per i Christopher Awards. L’ha abbreviato e gli ha dato un nuovo titolo, “Marcia Ventura e il Nono Regno“, ma alla fine ha deciso di non presentarlo al concorso perché pensava che fosse “troppo fantastico e simbolico per quello che vogliono“. Plath aveva anche scritto un’introduzione per la storia intitolata “Teen-agers Can Shape the Future” (Gli adolescenti possono modellare il futuro) per fare appello ai giudici dei Christopher Awards, sottolineando le sue qualità religiose: “Questa è la storia di una ragazza adolescente che attraversa le tentazioni del mondo materiale, prende coscienza del suo idealismo e del suo potere di aiutare gli altri e scopre la Città di Dio. La storia è raccontata alla maniera dell’allegoria simbolica, proprio come alcune parabole della Bibbia, e attinge alle immagini della religione e della letteratura per esprimere il suo messaggio.

Sylvia Plath and Marcia Brown a Francestown, New Hampshire, fotografate dalla madre di Marcia, Carol Taylor Brown, Febbraio 1951.

Abbiamo dovuto aspettare solo una sessantina d’anni, quindi, per poterlo finalmente leggere. Ma raccontiamo la storia.

Si tratta del breve viaggio in treno di una ragazza, Mary Ventura, viaggio che lei non avrebbe neanche voluto intraprendere ma viene forzata dai genitori a partire. Durante il viaggio, Mary incontra una strana donna, gentile ma ambigua, poiché sembra saper di più di quel che racconta; il treno continua a sfrecciare silenzioso attraversando le stazioni dei regni, mentre il paesaggio esterno cambia notevolmente.
Alla stazione per il sesto regno, un controllore spinge forzatamente una donna giù dal treno, nell’indifferenza generale. Mary osserva gli altri passeggeri, che sembrano distaccati e sereni al limite dell’apatia, e inizia a domandarsi se sia stato un bene prendere questo treno o se farebbe meglio a tornare a casa…

«Ma cos’è il Nono Regno? Cosa c’è di così terribile nel Nono Regno?»
«Sarai più felice se non lo sai. Non è così male, una volta che ci arrivi. Il viaggio è lungo giù nel tunnel, e il clima cambia gradualmente. Il dolore non è così intenso quando ci si abitua al freddo. Guarda fuori dal finestrino. Il ghiaccio ha iniziato a formarsi sui muri del sottopasso e nessuno se n’è neanche accorto né lamentato.»


La donna si lascia sfuggire che non esistono treni di ritorno dal Nono Regno, seppure lei abbia fatto quello stesso viaggio innumerevoli volte, e che una volta arrivata lì anche Mary si sentirà rilassata e serena come tutti gli altri passeggeri.

“«Non ci sono viaggi di ritorno su questa linea, una volta che giungi al Nono Regno, non c’è modo di tornare indietro. È il regno della negazione, della volontà paralizzata. Ha molti nomi…»”


Mary, invece, viene presa dal panico e le chiede di aiutarla a scendere. La donna, che era ormai abituata solo all’annichilimento della volontà altrui, intravede invece la speranza in Mary e una possibilità di salvezza data dal suo primo atto di volontà propria, e la aiuta a fuggire dal treno, dandole precise indicazioni su cosa fare per arrivare alla sua destinazione finale, dove, le promette, si sarebbero rincontrate.

Foto di Donatella Marcatajo, scattata a Venezia.

Il biografo Andrew Wilson, autore del libro Mad Girl’s Love Song del 2013, spiega così il significato di questo racconto simbolico: “(SP) Era molto sotto pressione in quel periodo, in gran parte auto-inflitta. Era incredibilmente competitiva ed era sempre stata abituata ad essere la migliore. Ora era circondata da giovani donne che avevano talento quanto lei, se non di più. Molte delle sue prime storie pongono le radici nella sua vita e affrontano situazioni che lei stessa ha vissuto, mentre questa si distingue dalle altre per il suo audace aspetto metafisico.

Anche il pensiero di Steinberg è simile a quello di Wilson, tenta di spiegare questo suo avvicinamento al metafisico e alle atmosfere cupe con le influenze di libri che a quell’epoca Sylvia stava studiando e alle vicende che stava vivendo: “Al momento della stesura SP stava affrontando una relazione difficile con un fidanzato, aveva una gamba rotta e stava davvero iniziando a sentire la tensione dei suoi corsi, della sua vita sociale, delle questioni finanziarie e di uno stile di vita sempre attivo, cosicché sì, penso che il suicidio sia stato qualcosa che abbia considerato. Ma allo stesso tempo,in quel momento era per molti versi piuttosto lontana dal compiere quel tipo di azione. Penso che Plath qui stia tentando di femminilizzare e modificare alcune storie bibliche, un po’ come la Divina Commedia di Dante, facendo in modo che Mary Ventura compia un viaggio con il trasporto moderno nell’oltremondo.
La stessa comparazione all’inferno di Dante viene fatta anche da un’altra grande studiosa della Plath, Karen V. Kukil: “Mary Ventura tira la corda di emergenza mentre la stazione del Settimo Regno si avvicina per fermare il treno prima che raggiunga il Nono Regno, un luogo probabilmente simile al nono cerchio infernale di Dante, dove Satana e i peggiori peccatori soffrono nell’eterna oscurità e nel freddo. Come Dante con la sua guida Virgilio alla fine dell’Inferno, Mary Ventura, in una sorta di rinascita metafisica, sale avidamente la ripida pendenza rocciosa per tornare nel mondo luminoso.
Alla fine, Mary ha l’opportunità di liberarsi da un destino che non ha scelto.” , conclude Steinberg.

Molti infatti sono concordi sulla nota finale ottimistica del racconto: Mary ha la possibilità di salvarsi, semplicemente scegliendo la sua strada, cambiando la direzione che le era stata imposta da altri, compiendo un atto di volontà propria e affermando quindi così il suo essere diversa dagli altri. Così com’era stato nel finale de La Campana di Vetro, diversi anni dopo, in cui Esther alla fine si salva da sola, credo che Sylvia credesse sempre, fino all’ultimo, di riuscire a salvarsi anche lei da sola, che la speranza di un nuovo inizio era sempre dietro l’angolo più buio, se si decideva ad oltrepassarlo.

~ Donatella


Tutte le traduzioni delle citazioni e delle interviste sono a cura dell’autrice di Sylvia Plath Italy.
Fonte: The Guardian | Hudson Review | Lilly Library

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