Sylvia Plath alla Smithsonian National Portrait Gallery, Washington DC, 2017-2018

La più grande mostra mai organizzata su Sylvia Plath si è svolta alla Smithsonian National Portrait Gallery di Washington DC fra il 30 giugno 2017 e il 20 maggio 2018 e si intitolava “One Life: Sylvia Plath“.

One Life: Sylvia Plath” è la prima esplorazione della vita della poetessa e scrittrice in un museo di arte e storia. La mostra rivela come Plath abbia plasmato visivamente la sua identità raggiunta la maturità come scrittrice negli anni ’50. I visitatori potranno dare uno sguardo alla vita personale della Plath e alla sua natura dualistica che lei stessa ha descritto come le sue personalità “dai capelli castani” e “platino”.
Attraverso lettere personali, sue opere d’arte, fotografie di famiglia e oggetti pertinenti, questa mostra mette in evidenza la lotta della Plath per comprendere se stessa e per muoversi fra le pressioni sociali esercitate sulle giovani donne nella sua epoca. La sua tesi allo Smith College, “
Lo specchio magico: uno studio del doppio in due romanzi di Dostoevsky“, suggerisce che abbia adottato un approccio accademico per studiare le sue stesse dualità.
La mostra presenta una gamma accuratamente selezionata di immagini e oggetti dagli archivi Plath dello Smith College e della Lilly Library dell’Indiana University, due collezioni che non sono mai state riunite prima in una mostra museale. Dorothy Moss, curatrice di pittura e scultura alla Portrait Gallery, è anche la curatrice di questa mostra, affiancata dalla co-curatrice ospite Karen V. Kukil, curatrice di libri e manoscritti rari presso lo Smith College.

Source: National Portrait Gallery

C’è una cosa molto bella e particolare che riguarda questa mostra, oltre la straordinaria entità di materiale mai messo insieme fra foto, oggetti e quadri di SP, ed è un’installazione chiamata Glass Heart che si ispira proprio all’opera di Sylvia, creata da una professoressa di musica del Wellesley College.

Jenny Olivia Johnson, compositrice e professoressa associata di musica al Wellesley College, ha creato Glass Heart (Bells for Sylvia Plath) come tributo alla vita e al lavoro di Plath, ed è incluso in One Life come esempio della importanza artistica e ispirazione creativa sempre attuale della Plath.
Dorothy Moss, curatrice della mostra, dice:

[quando ho visto l’installazione la prima volta] sono stata colpita da quello che ho sentito: un suono lento ed espansivo che ha riempito o, piuttosto, perseguitato la galleria. Il suono, in combinazione con la componente scultorea dell’opera – sfarfallio di luci blu e rosse simili a lucciole all’interno di campane di vetro – era diverso da qualsiasi cosa avessi mai visto prima in un museo. E sono rimasta incuriosita dalla componente partecipativa dell’installazione: i visitatori del museo venivano invitati ad attivare l’opera toccando le campane di vetro. Essendo un lavoro interattivo, Glass Heart offre un incontro auditivo, visivo e fisico che collega lo spettatore al lascito della Plath in modo significativo. Da un punto di vista estetico, vedo Glass Heart come un importante elemento contemporaneo della mostra One Life in quanto funge da forza unificante per gli oggetti selezionati nel momento in cui crea un’atmosfera contemplativa nella galleria.
Glass Heart fa sottilmente riferimento alle tre città in cui Plath ha vissuto importanti eventi della sua vita: Boston, New York e, in particolare, Wellesley – luoghi che sono stati significativi anche nella vita della Johnson. Originariamente commissionato per il Davis Museum al Wellesley College, dove l’ho visto per la prima volta, Glass Heart ha avuto una risonanza profonda tra gli studenti e la facoltà, nonché fra la comunità locale. Wellesley è dove Sylvia Plath è cresciuta e molti aspetti della sua vita sono incastonati in oggetti e luoghi di lì. Ad esempio, un residente di Wellesley ha recentemente donato il pianoforte d’infanzia di Plath al College, e attualmente risiede nell’ufficio del Johnson Wellesley College. È un oggetto che lei considera “un talismano magico”. Con questa idea in mente, vedo qualcosa di quella magia talismanica trasmessa nell’installazione Glass Heart della Johnson presente alla Portrait Gallery, che attraverso il tocco, la luce e il suono collega il visitatore della mostra con oggetti, opere d’arte e manoscritti appartenenti a una poetessa e scrittrice la cui voce si rifiuta ancora oggi di svanire. In una mostra che presenta Plath come artista visiva tanto quanto poetessa, Glass Heart rivela una Plath musa e rende omaggio alla scintilla dell’ispirazione che continua ad accendere nella cultura contemporanea.

Source: National Portrait Gallery

Trovo personalmente molto affascinante l’ultimo concetto che è un po’ il fulcro del bisogno da cui nasce anche questo mio blog: Sylvia Plath è ancora oggi, a più di cinquant’anni di distanza dalla sua morte, un collante per anime, una musa ispiratrice per artisti, musicisti e altri scrittori contemporanei. Questa originale installazione è solo l’ennesima prova di come Sylvia risuoni ancora nelle corde delle anime sensibili che si innamorano della sua poetica e della sua vita e vengono spinte a creare arte in suo nome. Lei, che l’arte ce l’aveva da sempre nelle vene e le scorreva sia sotto forma di parole che di immagini. In questa mostra, infatti, c’erano anche alcuni fra i suoi dipinti e disegni giovanili: l’influenza delle avanguardie del periodo è notevole, soprattutto l’Espressionismo Astratto, così come la sua attrazione per tutto ciò che era nuovo, personale, ambiguo ma autentico.

Volevo che il suo lato luminoso fosse bilanciato con il suo lato oscuro“, afferma Moss in un’intervista a Vogue. “Quello che mi importava di più era mostrare tutti i lati di Sylvia.

È stata un’occasione imperdibile ovviamente per gli appassionati della Plath, certo non proprio alla portata di chiunque qui in Italia, ma se siete fra i fortunati ad averla visitata di persona e avete il piacere di condividere la vostra esperienza con noi, mandatemi pure le vostre foto e video da pubblicare sul blog! Sarebbe bello un giorno poter avere una simile occasione anche in Europa, magari a Londra, città che Sylvia tanto amava. La speranza è l’ultima a morire, no?

~ Donatella

Fonti:
theguardian.com
npg.si.edu
vogue.com

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